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venerdì 31 maggio 2013

IL MISTERO DELLA STATUA RESTAURATA: La Madonna dei Monti (a Campobasso) nel vortice di amletici dubbi

Il Quotidiano del Molise
del 29 maggio 2013

di Paolo Giordano

Com'era
Quando il Nauclerio redasse “L’Apprezzo della terra di Campobasso” vide nella chiesa di Santa Maria Maggiore l’antica statua lignea della Madonna del Monti di stile bizantino.
Il Tarantino ipotizza che ne fu autore il beato Roberto da Salle, ma vi sono notevoli riserve su tale interpretazione.
Nel 1688 la Vergine era seduta con il bambinello nudo in braccio, che non si può dire con certezza se fosse in piedi o meno. Di sicuro le mani della Mamma era aperte e tese ai fianchi del pargoletto, come a proteggerlo. Padre Eduardo di Iorio, che ebbe modo di vedere (e fotografare pur senza mai divulgare le immagini) l’originale, durante una vestizione, racconta (attingendo copiosamente al Gasdia): “scolpita in un masso compatto di legno, essa non superava il metro di altezza e riusciva a grandezza naturale di una giovinetta non longilinea, perdendosi parte dello sviluppo del corpo nella posizione seduta. 
Era dipinta a colori, e gli occhi, grandi ed a mandorla, erano anch’essi dipinti. Il viso leggermente allungato, le guance rotondette, lo sguardo di una fissità un po’ fredda come le statue egizie e bizantine; la capigliatura, modellata nel legno, anch’essa era dipinta. Questa statua rappresentava la “theotòcos” o “deipara”, cioè la madre di Dio. Ma i tempi mutano.
com'è
Quel modesto (? - ndr) e pio simulacro venne svisato, per ammodernarlo. Agli occhi dipinti furono sostituiti occhi di cristallo; ai capelli scolpiti nel legno, furono sovrapposti capelli di fili di seta. Parimenti fu fatto del bambino, cui fu messa una vestina ricamata. La Madonna fu rivestita di stoffe ricamate in oro”.
Più crudo è il Gasdia: “si volle che la Madonna si levasse in piedi, e per ciò ottenere, con scarsa reverenza, le spezzarono con ascia e sega le ginocchia, diveltole prima dal grembo il Puttino: quindi spianarono già tutto, portando la parte inferiore del corpo alle proporzioni di poco più ingrossate del seno”
Insomma, senza voler sconvolgere le certezze, e la fede, dei Campobassani, il manufatto venerato in città è di relativamente recente fattura: i nostri antenati pregarono dinanzi ad una ben diversa immagine, forse del 1334, come si dovrebbe ancora leggere sul piedistallo di legno, dove è riportata anche la testimonianza di un’operazione di “recupero”: Ioseph Pecorari Restauravit A.D. 1824.
A creare vero turbamento, invece, è il dubbio che da alcuni anni serpeggia in Città: si sospetta che l’attuale statua sia totalmente nuova, “spacciata” per la vecchia restaurata.
Malgrado il popolo continui a mugugnare, dall’alto del Monte non è stata fornita alcuna prova concreta per tranquillizzare gli animi.
Agli studiosi, pur se credenti, nel loro “cinismo scientifico”, non dispiacerebbe poter vedere quel che resta della Madonna medioevale!
Ai devoti, di contro, darebbe pace allo spirito la possibilità di appurare che in Processione sia veramente la “loro Madonina” a sfilare.
Eppure, paradossalmente, nessuno dei due, ben distanti, schieramenti riesce ad appagare la propria curiosità.


Di seguito alcuni pregevoli esempi "molisani" di Madonne lignee.

Le immagini sono tratte dal volume "IL MOLISE MEDIOEVALE ARCHEOLOGIA ED ARTE" a cura di Carlo Ebanista e Alessio Monciatti  edito da "All'Insegna del Giglio".
L'occasione è quanto mai opportuna per diffondere la conoscenza di questo prezioso lavoro editoriale.



 "La Madonna
del Piede"
Cattedrale di Isernia
dal volume
"Molise Medioevale
Archeologia e Arte"

 "Madonna in trono
 col bambino"
 Isernia, San Francesco
dal volume
"Molise Medioevale
Archeologia e Arte"

 "Madonna in trono
 col bambino"
Agnone, San Marco
dal volume
"Molise Medioevale
Archeologia e Arte"
 "Madonna in trono
 col bambino"
 Roccavivara,
Santa Maria di Canneto
dal volume
"Molise Medioevale
Archeologia e Arte"

lunedì 16 maggio 2011

Maggio 2010: la processione della Madonna dei Monti a Campobasso tra fantasia e verità




di Paolo Giordano

E’ appena trascorso maggio, il mese dedicato alla Vergine Maria, e come da tradizione secolare il 31, in quel di Campobasso, si è svolta la Processione della Madonna dei Monti.
Per ben due anni di seguito il tempo è stato inclemente!
L’uomo contemporaneo, figlio della Scienza, prende atto di tal coincidenza e, al massimo, si lamenta perché la Festa ne è stata in qualche modo condizionata. Ma se per gioco si volesse guardare con gli occhi dei bisnonni più semplici, meno razionali, forse un pochino superstiziosi, ma sicuramente avvezzi ad essere rivolti verso il cielo, si potrebbe intravedere un messaggio che và al di la della Ragione.
La statua che sfila per le vie della città sembra sia stata realizzata verso la fine del 1200 dal beato Roberto da Salle, discepolo di Celestino V. Egli sarebbe anche l’autore dell’effige della Madonna della Libera.
Originariamente la Vergine era seduta su di uno scranno senza schienale e teneva il Bambino nudo sul grembo. Le sue mani erano aperte e tese ai fianchi del figlioletto quasi a proteggerlo. Era dipinta ed anche i grandi occhi a mandorla lo erano. Benché i successivi interventi abbiano sconvolto l’opera originale, il monumento in sé ha un profondo valore storico, emotivo e religioso.
Una leggenda metropolitana si è diffusa da qualche anno, precisamente dopo i lavori di restauro dell’immagine mariana. Gira voce che, in realtà, la Madonna non sia la stessa, ma sia stata acquistata ex novo. Che sia pura fantasia lo lascia pensare la serietà di chi custodisce il simulacro, che è parte della storia e della tradizione cittadina, ed inoltre un’indiscutibile garanzia è offerta dalla Soprintendenza, che sicuramente avrà sovrinteso ai lavori, oppure a fronte di tale voci, ne avrà verificato la fondatezza.
Tra qualche secolo, comunque, i bisnipoti racconteranno ugualmente che la madonnina, scontenta di tale operazione, scatenava pioggia ogni qualvolta “doveva uscire”. Invece un’interpretazione più plausibile e più spirituale potrebbe essere l’invito di Nostra Signora a vivere sempre più nell’intimo la Festività. Pur nella gioia e nella gratitudine per la forte devozione e per tutte le manifestazioni da essa scaturite, come la meravigliosa Infiorata, ogni anno più bella e curata, la Vergine del Monte potrebbe volere dai suoi figli un ulteriore salto di qualità. Accanto all’impegno che profondono nell’esternare il loro affetto anche un graduale percorso di crescita nella Fede.
Più Preghiera, più Testimonianza, più Amore Fraterno.
Il corteo processionale è a tratti sconnesso, particolarmente nelle viuzze del centro storico, l’avanguardia e la retroguardia recitano preghiere differenti, il nervosismo e la stanchezza  serpeggiano tra i partecipanti che, per naturale ed umano cedimento, perdono la concentrazione distraendosi. Il popolo curioso, che si accalca, troppo indifferente all’interiorizzazione dell’evento, bada eccessivamente all’aspetto folklorico a danno di quello meditativo. La stessa preparazione e visione dell’Infiorata, atto di stupendo amore verso la Madre Celeste, spesso diventa il fulcro fondante della giornata, per cui il popolo di Dio dimentico della Carità non esita a trattare bruscamente anziani e donne in dolce attesa, addirittura con un altro figlio nel passeggino (chi scrive ne è stato testimone), solo perché sbagliano il lato di transito ai bordi del tappeto di fiori.
La venerata Madonna dei Monti potrebbe volere oltre ai petali di rosa, che piovono al suo passaggio, anche, e principalmente, Amore, Letizia e disponibilità verso il prossimo. Il suo non sarebbe un rimprovero, ma un invito a migliorare: si è dinnanzi ad una Mamma Amorevole non ad un gendarme.
Ma tutto questo lo penserebbe un antenato, non un nipotino di Einstein.
Il vento dispettoso, che ha disfatto le artistiche composizioni floreali, era solo una casuale precipitazione meteorologica, probabilmente………..