Pensieri



Questo sito utilizza cookie di Google per erogare i propri servizi e per analizzare il traffico. Il tuo indirizzo IP e il tuo agente utente sono condivisi con Google, unitamente alle metriche sulle prestazioni e sulla sicurezza, per garantire la qualità del servizio, generare statistiche di utilizzo e rilevare e contrastare eventuali abusi.

martedì 7 aprile 2015

L'annoso dilemma dell'apertura domenicale... ma il Catechismo della Chiesa Cattolica è ben chiaro in merito!



Nihil sub sole novum!


Ed allora vale la pena di riprendere un articolo relativo ad un problema ancor oggi estremamente attuale: le aperture domenicali dei negozi.
Lo scritto è del 2012, ma sembrerebbe che  non abbia -purtroppo- perso la sua attualità.
Al di là delle Leggi è da chiedersi se i Credenti non dovrebbero essere automaticamente "obiettori", nel rispetto dei dettami della Chiesa Cattolica?
Chi ha come obiettivo il proprio interesse persegue il guadagno con tutti i mezzi leciti: e non lo si può assolutamente biasimare.
Scarsa, invece, appare la coerenza (e la conoscenza della dottrina) da parte sia di esercenti, che di acquirenti, cattolici.


Il Quotidiano del Molise del 13 novembre 2012


di Paolo Giordano

Domenica  25 novembre (2012) Confesercenti e Federstrade, con la condivisione della C.E.I., inizieranno la raccolta di firme per proporre in Parlamento una legge di iniziativa popolare per abolire la liberalizzazione degli orari di apertura degli esercizi commerciali. 
La norma introdotta dal decreto Salva Italia ha tolto alle Regioni la podestà di disciplinare i calendari d’apertura, in base alle esigenze territoriali, con la speranza di portare benefici ad un’Economia sempre più in crisi. 
Il risultato finale è stato sia il calo dei consumi che dell’occupazione: neppure per gli operatori della grande distribuzione l’aumento dei costi è stato compensato da quello delle vendite. Oltre a ciò si sottrae la domenica all’Uomo, svuotando il “settimo giorno” della sua valenza di “riposo ed unità per i nuclei familiari”. E’ appunto per questo che la C.E.I., anche per restituire dignità al lavoro, appoggia l’iniziativa. 
L’arcivescovo di Campobasso-Bojano Giancarlo Bregantini (presidente della commissione per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace) auspica che il 25 i parroci radunino i commercianti delle loro parrocchie per raccogliere le firme sui sagrati, da sempre luoghi di incontro tra i cristiani ed il Territorio. 
Non sarà una battaglia confessionale, ma una scelta antropologica. 
Del resto l’Europa insegna: in Germania, Francia, Spagna, Belgio e Olanda di domenica le saracinesche restano chiuse. I Cristiani, comunque, dovrebbero conoscere i fondamentali della propria Fede! Il Catechismo della Chiesa Cattolica proclama chiaramente che come Dio cessò il 7° giorno da ogni lavoro, così anche la vita dell’uomo è ritmata da lavoro e riposo. L’istituzione del Giorno del Signore (dies domini = domenica) offre la possibilità di godere di riposo e tempo libero per curare la vita familiare, culturale, sociale e religiosa. In tale giorno ci si dedicherà ad opere di misericordia e/o si potranno distendere corpo e mente. I fedeli sono chiamati a vigilare affinché legittime giustificazioni non creino abitudini pregiudizievoli per la religione, la vita familiare, la salute. Nel tempo libero i cristiani dovranno ricordasi dei bisognosi e di coloro che non possono riposarsi a causa della povertà o della miseria. Non bisognerà trascurare le opere di bene e gli umili servizi di cui necessitano malati, infermi ed anziani. Andranno coltivate anche le attenzioni per parenti ed amici, dedicandosi inoltre a meditazioni, riflessioni e studio per la crescita della vita interiore. E quando certuni lavori impediranno ciò ci si riserverà in altri momenti il sufficiente e necessario tempo di libertà.

In conclusione “nonostante le rigide esigenze dell’economia, i pubblici poteri vigileranno per assicurare ai cittadini un tempo destinato al riposo ed al culto divino. I datori di lavoro hanno un obbligo analogo nei confronti dei loro dipendenti”. (sez. II, cap.1 art. 3, da 2184 a 2188)

Nessun commento:

Posta un commento