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martedì 12 giugno 2012

"Attraversamenti" di DANTE GENTILE LORUSSO: Cultura ed arte dell'ottocento molisano


Il Quotidiano del Molise
 del 12 febbraio 2011


di Paolo Giordano

Dante Gentile Lorusso è artista, restauratore, studioso, ricercatore…insomma “portatore” sano di quel virulento morbo chiamato cultura!
Dante Gentile Lorusso
Nel 1993 era nel comitato scientifico della mostra “Oratino. Pittori, scultori e botteghe artigiane tra XVII e XIX secolo”, nel 1995 ha realizzato con Maria Antonella Fusco e Riccardo Lattuada una monografia sul pittore Nicola Giuliani. Nel 2002 ha pubblicato “Uomini Virtuosi” il “caso” Oratino nella geografia culturale molisana.
Il 18 febbraio 2011, alle ore 17,00, nell’Aula Magna del Convitto Mario Pagano presenterà la sua ultima fatica editoriale: “ATTRAVERSAMENTI. Sulla cultura artistica nell’Ottocento molisano”. Una lunga indagine di ricognizione su pittori e scultori del Molise attivi nel corso del XIX secolo. Valutando la sua produzione letteraria è spontaneo pensare a lui come ad un novello Vasari, l’autore de “Le VITE dei più eccellenti pittori, scultori, architetti”.
In realtà sono solo uno di coloro che negli ultimi 15-20 anni si sono prodigati, ognuno interessandosi ad un diverso periodo storico, per salvaguardare con opportune ricerche, la memoria degli artisti che operarono nella nostra terra.
Un sintetico bilancio di questa ricerca: cosa è affiorato di poco conosciuto e di interessante?
Ho voluto studiare l’ottocento perché è un secolo totalmente trascurato dalle indagini critiche di storia dell’arte del Molise. Si parla in modo frammentario di qualche autore, ma non c’è una ricognizione completa. Non c’è mai stata su pittori scultori, artisti molisani che pur se straordinariamente interessanti sono stati completamenti dimenticati. Di molti non si conosce nulla, neanche nei loro paesi natali. Artisti di grandissimo livello caduti nell’oblio, ignorati dalla storiografia della nostra regione…dell’intero meridione. Io ho investito anni di lavoro analizzando documenti nell’archivio dell’Accademia di Napoli, consultando le schede anagrafiche dei vari studenti, i loro fascicoli personali con certificati, informazioni e testimonianze dirette dei professori. Parliamo ad esempio di Francesco Pietrantonio da Casacalenda, che andò a studiare alla fine dell’Ottocento a Brera (invece che a Napoli come si usava in quei tempi) restando poi a vivere in Lombardia. Egli  fu compagno di studi di Pellizza da Volpedo, autore del famoso dipinto “Il Quarto Stato” e di Medardo Rosso, artista che ha anticipato di mezzo secolo le soluzioni dell’informale. Eppure a Casacalenda nessuno sa chi sia. Ho rinvenuto solo una sua opera, ma ne ho segnalate diverse rintracciate dai cataloghi e dai giornali dell’epoca. Egli donò un ritratto del Re al comune di Campobasso, andato però perso. Ecco il perché dell’esigenza di delineare questo  percorso dall’inizio del 1800 fino ai primi del 1900. Ed ecco il senso del titolo “Attraversamenti”.
Ben 360 pagine dedicate solo ad artisti molisani?
Sì! Tutti questi artisti nacquero in Molise, ma la maggior parte visse ed operò a Napoli. Eccezione furono coloro che tornarono nella terra natìa per dedicarsi all’insegnamento, diffondendo la cultura artistica. Tra essi Leopoldo Grimaldi, per anni docente al Mario Pagano, ed Abele Valerio che svolse la sua attività di educatore presso un istituto professionale.
Va evidenziata la lungimiranza politica dell’epoca: l’ottanta per cento degli artisti molisani poté studiare all’Accademia delle Belle Arti di Napoli grazie ad un sussidio erogato dall’allora Provincia di Molise. Per 6-7-8 anni coloro che avevano un buon profitto ricevevano il finanziamento. Gli Amministratori, consci che nel territorio non vi era alcuna struttura idonea, selezionavano i migliori consentendo loro di frequentare la prestigiosa e potente Accademia nella Capitale del Regno. Essa era la più antica d’Europa, fondata dai Borbone a metà settecento, con una classe docente estremamente qualificata e rappresentava un importantissimo snodo per le attività culturali.
Qual è lo stato di conservazione e di fruibilità delle opere molisane dell’ottocento?
Alcune opere sono in collezioni private molisane e di fuori regione. Moltissime nei depositi di importanti Musei: Capodimonte, Galleria dell’Accademia delle Belle Arti di Napoli e Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma. Non sono esposte e quindi potrebbero tornare in Molise in prestito, come affermano con piena disponibilità i vari sovrintendenti e direttori di museo. Ma la nostra terra non possiede un idoneo contenitore espositivo. Si potrebbero raccogliere opere di grandissima qualità ed attraverso di esse raccontare la storia della cultura artistica del Molise salvaguardando, così, la nostra identità di popolo, tutt’altro che povero ed ignorante. Si potrebbe finalmente inaugurare una Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea. Siamo l’unica regione priva di una struttura museale del genere.
Lei ha una proposta concreta?
Il contenitore ideale è quello dell’ex GIL. Esso è nel Capoluogo, al centro della città, con caratteristiche uniche, nonché con ampia disponibilità di volumi e spazi. Completerebbe egregiamente  il tutto  una  sezione sul “contemporaneo”. Allo stato attuale sembra che nei secoli successivi ai Sanniti non sia accaduto nulla… questo perché nulla racconta la Nostra Storia. Per meglio far intendere la gravità della situazione parlerei di Arturo Stagliano, nato a Guglionesi nel 1867. Fu collaboratore di Leonardo Bistolfi e realizzò, nel 1926, il Monumento ai caduti di Treviso. Un suo nipote, Flavio Brezzo, ha donato al nascente Museo di Montevarchi (AR) 5 opere di scultura, 21 disegni e tutto l’archivio fotografico. A Novembre è stata inaugurata a Treviso una mostra su questo artista ed attualmente l’evento è ospitato al Cassero di Montevarchi.
Quante donazioni potrebbero essere fatte ad una pinacoteca campobassana! Si valorizzerebbero così  le opere e gli artisti che le hanno realizzate! In tutta Italia città e Regioni si attivano per sviluppare le proprie risorse turistico culturali, mentre a Campobasso, Capoluogo di regione, nulla sembra  muoversi.
A volume concluso quali motivazioni rafforzano la convinzione che “ne valeva la pena”?
Aver avuto al possibilità di condividere con i mie corregionali informazioni e notizie che aprono nuove ed incredibili prospettive nel panorama culturale molisano. L’aver scoperto come negli amministratori del tempo ci fosse un intuito ed una capacità progettuale tutt’altro che antiquata.
C’è un capitolo nell’opera, apparentemente non in tema, in cui tratto della  più grande tradizione artigianale campobassana: l’acciaio traforato. Anche qui la Provincia, intuì l’importanza e le potenzialità di questa attività ed  istituì nel 1840 la prima Scuola di Disegno. I giovani artigiani molisani, infatti, continuavano a conseguire riconoscimenti, onorificenze  e medaglie d’oro nelle più importanti mostre nazionali ed internazionali. Campobasso era conosciuta in tutta Europa per le sue “lame”. Ve ne sono testimonianze nel Museo di Capodimonte e nell’Armeria Reale di Torino dove  sono esposte opere di Scipione Santangelo e Bartolomeo Terzano. Da noi, invece, neanche una vetrinetta che testimoni questa straordinaria ed originalissima tradizione.
Intravede una qualche “scintilla”, preludio di un incendio culturale, nel panorama politico  o semplicemente nelle attività quotidiane della società molisana?
La politica non si occupa di cultura, la politica cerca consensi! Se l’opinione pubblica manderà segnali forti, allora anche gli amministratori si porranno il problema. Tutti devono nel loro ambito e nel loro piccolo “fare pressione” perché si cambi! Da questo punto di vista sono fiducioso. Vedo fermento intorno a me, la cosi detta società civile lascia trasparire la propria sensibilità verso questi temi. E’ il più classico dei circoli virtuosi in cui si potrà realizzare anche il desiderio di tanti collezionisti che voglio donare alla collettività le importi opere di cui sono in possesso.
Un’ultima curiosità: l’immagine in copertina?
E’ un’opera giovanile di Angelo di Scetta da Civitanova del Sannio.
Si tratta della “Strage degli Innocenti” esposta in una “Biennale Borbonica”, ovviamente prima dell’unità d’Italia. Il di Scetta  vinse il “pensionato artistico” per potersi recare a Roma al fine di perfezionare la sua preparazione. All’epoca i migliori artisti venivano inviati nella Città Eterna finanziati dall’Accademia di Napoli. Le dimensioni della tela sono considerevoli circa 2 metri per 3 ed è conservata nei depositi dell’Accademia, ovviamente bisognosa di restauro.
Dovremmo meditare attentamente su che visione ampia e proiettata oltre gli angusti confini territoriali avessero i nostri Padri.
La mia speranza è di poter ammirare questo capolavoro stabilmente esposto nel locali della Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Campobasso.



L'intervista è consultabile  anche dal sito TORO WEB