Pensieri



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giovedì 11 agosto 2011

Villa de Capoa a Campobasso... una domenica d'estate.

Avevo già pronta una “fotonotizia” per denunciare la persistente chiusura del cancelletto di accesso a Villa de Capoa, ubicato in via duca d’Aosta, quando... sorpresa delle sorprese in un tranquilla domenica d’inizio estate esso era aperto!


“Evviva, la Villa apre la domenica!”
Però… però il cancello principale non era stato adeguato alla novità: era chiusissimo. Qualcosa non tornava.
Vuoi vedere allora che si vuole consentire almeno la fruizione dei giochi per bambini, che sono in quella parte della Villa?
Per scoprire l’arcano mi sono intrufolati e… sconforto! Il fantomatico accesso secondario era stato opportunamente aperto a servizio delle gradinate dei campi da tennis, per gli spettatori di chi sa quale torneo. Per evitare che qualcuno godesse dell’area verde è stata innalzata una rete metallica, quale novello muro di Berlino. Una sistemazione ovviamente provvisoria.



Quel che maggiormente feriva sguardo e cuore era la visione dei giochi per bimbi oltre il reticolato. Uno spettacolo tristissimo, che si posizionava tra il campo di concentramento ed il post bomba atomica. Invece del festoso schiamazzo di stuoli di infanti regnava il silenzio assoluto, rotto solo dai secchi colpi delle racchette accompagnato dallo sforzo degli atleti. Suoni questi che, paradossalmente, rendevano ancora più cupa tutta la visione.
L’unica triste consolazione, di cui si sarebbe fatto sinceramente a meno, restava l’attualità della “fotonotizia” che si è potuta purtroppo pubblicare:


“Il cancello con rampa per disabili che da "Porta Napoli" consente l'accesso in Villa de Capoa continua ad essere serrato. Pertanto, considerato che i gestori del parco non si sono assolutamente fatti "scalfire" dalle reiterate segnalazioni... Almeno si rimuova lo sbiadito cartello con gli orari di accesso. Sembra un’ulteriore presa in giro! Con l'occasione, dopo aver lodato il titanico lavoro svolto dal custode che cerca amorevolmente, e senza risparmiare energie, di curare il bellissimo giardino, si lancia una proposta: Perché non chiudere uno o due giorni infrasettimanali ed aprire finalmente la domenica ed i festivi compensando così l'aumento dei costi?”

martedì 9 agosto 2011

La Fontana di Cacciapesce a Campobasso avrebbe forse meritato una più degna collocazione....


di Paolo Giordano

Quando la fontana di Cacciapesce fu restituita alla Città si diffuse un entusiasmo collettivo. Campobasso ritrovava un importante pezzo della sua storia che si credeva irrimediabilmente perduto. Ciò induceva anche a perdonare il fatto che dopo averla smontata, danneggiata, smembrata e trafugata la si fosse riconsegnata ad un privato, perché la utilizzasse quale biglietto da visita per il nuovo quartiere da egli stesso realizzato. Non mancarono delle perplessità… ma furono etichettate come “le solite critiche da provinciali eternamente scontenti”. Stranamente, però, tutti coloro che nell’infanzia avevano sguazzato accanto alla fontana la ricordavano più imponente: “ma che hanno fatto…l’hanno rimpicciolita?!”
Oggi dopo aver attentamente osservato, studiato e valutato il reinserimento del monumento nel tessuto urbano ed architettonico del capoluogo il giudizio finale è tutt’altro che positivo. Pur essendo stato modificato il basamento (che i testimoni oculari ricordano più alto) è proprio la collocazione a “ridurne” le dimensioni. Nella sua precedente “vita” essa dominava su una vasta piazza triangolare, mentre oggi è relegata alla fine della discesa di corso Bucci, seminascosta tra le case e soffocata dalle bancarelle. Prima “dialogava” con palazzi importanti quali il Seminario e la Caserma dei Carabinieri, oggi ha per dirimpettaio un bagno pubblico.
La Fontana era in un luogo di grande vita ed i bambini vi giocavano accanto, pur se rimproverati dai genitori che temevano potessero cadervici dentro. Nel succitato triangolo venivano ospitate le “giostre” e durante la Guerra gli alleati vi accatastarono enormi quantità di generi alimentari.
La vicinanza del Monopolio di Stato significava movimento e passaggio continuo di persone e carretti (come testimoniato dalle foto d’epoca). Era un punto nevralgico socio economico ai confini tra la città Murattiana, la periferia ed il mondo intero, considerata la vicinanza della Stazione Ferroviaria. Non sono da trascurare i corteggiamenti ed i furtivi incontri tra le fanciulle mandate a prender l’acqua ed i loro giovani spasimanti. Oggi, dopo un breve periodo di “non è potabilità” le 6 cannelle sono tristemente asciutte. Una ringhiera in ferro, per quanto artistica, separa il manufatto dai passanti… dal calore della gente! La sua utilità sociale è, quindi, scomparsa come i troppi pezzi mancanti che sono stati reintegrati.
Con il “senno di poi” tanti altri siti si sarebbero potuti individuare, ma quel che infastidisce è ancora una volta la supponenza con cui si prendono decisioni in barba al parere del popolo sovrano.

un interessante "studio" della Fontana
per gentile concessione di
Roberto Morfini
da Campobasso

la Fontana di Cacciapesce.... svarioni ed inesattezze!!!!

Probabilmente la ringhiera che separa il monumento dalla "sua gente" è volutamente "anticata", ma a qualcuno è sorto il sospetto che sia già ampiamente deteriorata. Forse andava comunque sottoposta ad un differente trattamento, poiché la ruggine ha già macchiato la pietra. Ovviamente nessuno dal Palazzo ha fornito spiegazioni.....

di Paolo Giordano
Un lettore, nonché campobassano d.o.c., ha segnalato con stizza che la ringhiera della Fontana di Cacciapesce è già tutta ossidata. A suo dire la ruggine colando avrebbe anche macchiato le pietre. Mentre si procedeva a verificare la fondatezza della soffiata…”Giovinotti scusate…” una simpatica vecchina ci ha rivolto la parola “ma che ci sta scritto qua? Sapete io non ci vedo tanto bene”. La signora si riferiva ad una targa esplicativa posta alla base del monumento. Effettivamente, in caratteri abbastanza piccoli e quasi a livello zero rispetto al pavimento, è stata collocata una mini epigrafe con storia, ringraziamenti e rievocazioni per i posteri. E’ inevitabile la precisazione sulle inesattezze storiche presumibilmente causate da una disattenta lettura del libro “Campobasso le cartoline raccontano” di Ada Trombetta (pag. 192). Più chiaro padre Eduardo Di Iorio nel suo “Campobasso Itinerari” (pag. 317): “trovavasi anticamente dove ora sorge il Seminario.. Con la costruzione del seminario fu sposata dove attualmente vi è il palazzo dell’INAIL”. Quindi non il contrario come inciso sulla “piastra”.



Appare chiara la convinzione diffusa che di turisti a Campobasso non ne vengano, per cui è inutile spendere soldi ed energie in qualcosa di più visibile e dettagliato. I pochi visitatori, poi, di sicuro avranno l’occhio di lince e la vista da falco per poter leggere questa scomoda didascalia. L’anziana campobassana, nel frattempo, dopo aver ringraziato per la disponibilità si è allontanata verso via Cavour blaterando incomprensibili, ma intuibili, osservazioni. Insomma ancora una manifestazione di “surrealismo molisano”…. Ah…in merito alla segnalazione…la ringhiera…o non è mai stata verniciata o è già abbondantemente arrugginita!




la fontana di Cacciapesce a Campobasso attendeva l'inaugurazione (giugno 2010)


di Paolo Giordano

I turisti in visita nei giorni del Corpus Domini hanno potuto ammirare il ritorno di un monumento che si riteneva, oramai, irrimediabilmente distrutto: la Fontana di Cacciapesce.
Per pochi giorni, in attesa dell’inaugurazione ufficiale, è stata provvisoriamente scoperta per essere ammirata in tutta la sua imponenza.
La fontana, inaugurata l’otto dicembre 1871, si alimentava dalla zona nord di Campobasso nei pressi di San Giovannello. In tale sito l’acqua era raccolta in una vasca contenente anche dei pesci, che i campobassani si divertivano a pescare. Da qui il nome, estesosi, poi, alla contrada cittadina.
Originariamente era ubicata dove oggi è il Seminario e fu successivamente spostata accanto alla caserma dei carabinieri, in un’area destinata anche alla sistemazione delle giostre.


Per decenni i Campobassani vi si approvvigionarono di acqua per le necessità quotidiane e spesso fu “galeotta”, consentendo i corteggiamenti alle giovani, mentre attingevano ad essa con le classiche tine in rame.
Era anche detta dell’Annunziata perché inizialmente collocata sulla via omonima.
Fu smontata negli anni 50, per far posto al palazzo dell’I.N.A.I.L., ed entrò nella leggenda!
Dopo averla nuovamente osservata i campobassani hanno già una loro prima opinione.
Purtroppo la si è dovuta ampiamente integrare con ricostruzioni in pietra differente, al fine di consentire la distinzione delle parti originali dalle nuove.
La scelta sembra opportuna e gradevole, non essendoci netti contrasti, ma neppure falsificazioni a causa dei troppi pezzi mancanti. Insomma l’occhio profano non può che apprezzare il restauro effettuato.
La fontana detta anche dei Cappuccini (dal nome del vicino convento) è stata collocata con oculatezza, assolvendo ad una duplice funzione: fornire un pregevole biglietto da visita al nuovo quartiere ed accogliere, con la sua sobria eleganza, coloro che entrano in Campobasso da via Porta Napoli.
E’ stata riposizionata non molto distante dalla sua ultima sede, arricchendo ed abbellendo il sempre più depauperato centro cittadino.
Potrebbe rappresentare il primo concreto passo verso una maggiore cura artistica del Capoluogo Regionale.

la Fontana di Cacciapesce a Campobasso: un monumento itinerante...


la Fontana di Cacciapesce

La monumentale fontana fu inaugurata l’otto dicembre 1871. Essa si alimentava dalla zona nord di Campobasso nei pressi di San Giovannello. In tale sito l’acqua era raccolta in una vasca contenente anche dei pesci, che i campobassani si divertivano a pescare. Da qui il nome, estesosi, poi, alla contrada cittadina.
Quindi non fu mai collocata in quella periferia, come erroneamente si ritiene. Del resto che senso avrebbe avuto realizzare un opera così importante in piena campagna?
In principio era ubicata dove oggi è il Seminario e fu successivamente spostata accanto alla caserma dei carabinieri, in un’area destinata anche alla sistemazione delle giostre.
Per decenni i Campobassani vi si approvvigionarono di acqua per le necessità quotidiane e spesso fu “galeotta”, consentendo i corteggiamenti alle giovani, mentre attingevano ad essa con le classiche tine in rame.
Era anche detta dell’Annunziata perché inizialmente collocata sulla via omonima che conduceva alla chiesa di San Francesco, dedicata in precedenza appunto all’Annunziata. Era anche detta dei Cappuccini per la vicinanza al Convento.
Smontata negli anni 50, per far posto al palazzo dell’I.N.A.I.L., scomparve per entrare leggenda.
Improvvisamente è riapparsa nel nuovo millennio!!!
 
piazza Pepe con l'edicola
accanto alla Cattedrale
L’attuale collocazione, dopo un iniziale entusiasmo, appare limitativa. Forse avrebbe meritato bel altri spazi. Un’idea (meno peregrina di quel che sembra) poteva essere dinanzi al Savoia!
Follia pura? E perché poi?
Si potrebbe spostare l’edicola, risistemando questa al fianco del Duomo, facendo così rivivere l’immagine da cartolina d’epoca della pagoda accanto alla Cattedrale. Al suo posto, come da alcuni ipotizzato, potrebbe fare bella mostra di se l’imponente monumento ottocentesco.
Si avrebbe così, nel largo della Maddalena all’ingresso principale del borgo medioevale, una novella Fontana di Trevi.
 Insomma, ancora uno spostamento della fontana itinerante….


largo della Maddalena
"guardando" verso
porta San Leonardo


Ad opportuna e preziosa integrazione non ci si può esimere dal consultare il sito dell'arch. Franco Valente in cui sono riportate alcune bellissime immagini del Molise di fine ottocento. Tra esse proprio la Fontana e  piazza Pepe con l'edicola a pagoda.

 

mercoledì 20 luglio 2011

Villa de Capoa a Campobasso è off-limit per i disabili per i genitori con passeggini


di Paolo Giordano

“Che senso avrà spendere dei soldi per strutture che poi non sono fruibili?” E’ questa la domanda ricorrente che si pone chi vuole entrare in villa de Capoa da viale duca D’Aosta, usufruendo della rampa di scivolo per disabili: una catena con lucchetto la sigilla dall’eterno!
Nel realizzarla la Legge è stata rispettata. Essa non è utilizzabile, ma ciò poco importa…del resto…lo si dica chiaramente…e con la dovuta ironia…i disabili, e tutti coloro che hanno difficoltà motorie, “che ci devono andare a fare in villa?!”
La vita, però, è strana! Potrebbe arrivare uno di quei tragici giorno (e Dio non voglia) che sconvolgono la vita. Ed ecco che i normodotati di oggi potrebbero trovarsi a vivere problemi motori transitori o tragicamente irreversibili. Ed è allora che si renderanno conto di quali sono le reali difficoltà di chi, già da adesso, non è totalmente autosufficiente.


Villa de Capoa a Campobasso, l'isola che la domenica non c'è

di Paolo Giordano

La Villa Comunale De Capoa è ripetutamente protagonista sulle pagine dei giornali. Si disquisisce sulle sue architetture, sul suo patrimonio arboreo, sulla sua storia e  sugli aneddoti ad essa legati.
Regolarmente, in ogni occasione, si sottolinea il dovere di valorizzarla “restituendola”  ai cittadini.
Non ci si stanca mai di ripetere che è necessario “educare” i campobassani perché apprezzino, amino e vivano il loro meraviglioso Parco.
I nostri lettori condividono e sottoscrivono! In molti hanno accolto gli inviti, decidendo di godere il più possibile di quel “polmone verde”. Quasi come naturale conseguenza, però, sono fioccate proteste e segnalazioni, principalmente in merito alla chiusura della Villa nei giorni festivi, quando le famiglie hanno più tempo da dedicarsi e da vivere con i propri figli. Regolarmente devono rinunciare alla possibilità di una salubre passeggiata all’aria aperta!
Un’immagine parla più di quanto facciano fiumi di parole. Per cui ci si limita a pubblicare la fotografia scattata, in un’assolata domenica autunnale, da Mario Gravina, un campobassano d’O.C.
Chi ha orecchi per intendere… intenda!

martedì 19 luglio 2011

La generosità di Marianna de Capoa! La nobildonna donò alla città di Campobasso il meraviglioso Parco.


Il Quotidiano del Molise
del 09/08/2010

di Paolo Giordano

Marianna de Capoa nacque il 14/12/1817 da Raffaella Salottolo e Carlo de Capoa.
Sposò il ricchissimo Luigi Varo di Troia da cui ebbe 2 figli, Michele e Carlo, premorti ai genitori.
Rimasta sola, e senza eredi, si spense il 30 aprile 1875.
Nello stesso anno aveva fondato l’Orfanotrofio (la struttura è in via Mazzini n° 6) a cui fu destinato “non solo la detta casa” ma anche “il casino con Villa e terreno annessovi”. La nobildonna per meglio consentirne la manutenzione scriveva “voglio che il territorio attiguo alla Villa unitamente alla casa colonica di abitazione sia dato ad un colono, (che) si obblighi di tenere cura della Villa”.
Fu così che il meraviglioso giardino all’italiana divenne un tesoro inestimabile per tutti i campobassani.
La florida vegetazione, la varietà di essenze (alcune rare), i labirinti barocchi dei viali e gli elementi di arredo quali statue, un sarcofago rinascimentale e fontane (che andrebbero riattivate) arricchiscono il polmone verde del capoluogo.
Caratteristica è l'ironica lapide su cui è inciso “qui giace Alcon, tributo a lui di pianto niun sparso avrìa a questa tomba accanto, ei lo previde, e nei funebri onori, il pianto assicurò dei creditori”. Epitaffio dedicato ad un cane che, derubando un macellaio, si garantì almeno il cordoglio di costui.
I nonni ebbero modo di visitare un minigiardino zoologico con un aquila ed un lupo e dalla proprietà de Capoa proveniva il busto che per decenni abbellì la vasca nella villa dei Cannoni.
una foto del 1957
quando dalla fontana
ancora sgorgava acqua
La Villa Comunale è stata, e dovrebbe tornare ad essere, luogo di incontri, di riposo, di meditazione, ma anche di amori e di rifugio per gli studenti che marinano la scuola.
E’ bene ricordare che uno degli ultimi studi scientifici, pubblicato su “Evironmental Science & Technology”, evidenzia come appena 5 minuti di minima attività fisica all’aperto migliorino umore e benessere. Ma anche una semplice passeggiata nella natura consente di ottenere effetti benefici sulla salute mentale.
Il buon senso e l’intuito, di chi praticava sport sano e disinteressato una quarantina di anni or sono, era anticipatamente giunto alla stessa conclusione.
Infatti, le gloriose squadre di calcio di città quali Roma e Napoli, in ritiro a Campobasso, utilizzavano i sentieri alberati per la preparazione tecnica, “ossigenandosi” all’ombra delle secolari piante.
Tutto ciò lo ignorava l’ultima de Capoa, che fu solo animata da generosità ed altruismo, sentimenti oggi molto meno di “moda”.
Nel pieno rispetto delle volontà testamentarie, gli attuali proprietari, cioè amministratori e cittadini, dovrebbero cercare di curare e “vivere” il Parco, sia per il bene della collettività e sia per dimostrarsi degnamente eredi della contessa Marianna.

venerdì 15 luglio 2011

Amedeo Trivisonno, quadro di ignota ubicazione (forse distrutto) sulla traslazione dei caduti nel Sacrario del Castello Monforte di Campobasso.


di Paolo Giordano

La notizia del “Trivisonno incompiuto” non la lasciato indifferenti i lettori, in molti hanno contattato la Redazione de “il Quotidiano”. Tra le varie osservazioni merita immediatamente spazio la segnalazione dell’esistenza di un’opera intitolata “Ascensione”.
E’ nuovamente affrontato il tema della traslazione dei caduti nel Sacrario.
L’aveva già resa pubblica l’instancabile Nicola Felice, studioso e certosino ricercatore, inserendola in un suo libro del 2008: Il Sacrario Militare nel Castello Monforte di Campobasso.
La scena è praticamente la stessa “dell’incompiuto”, ad eccezione fatta di alcuni particolari.

Foto Studio Chiodini 
 dal libro di Nicola Felice
"Il Sacrario Militare nel Castello Monforte di Campobasso"

Il corteo funebre “avanza” conquistando sempre più il primo piano. I soldati ed i militi della 133a legione, che trasportano in spalla le bare, non sono più anonimi portatori. Alcuni di essi hanno il volto meditabondo girato a destra e gli occhi rivolti in basso. La loro postura guida lo sguardo dello spettatore verso le ieratiche figure dei familiari e delle autorità..
Da queste ultime traspare commozione e profonda riflessione, non solo sull’evento, ma su tutto quel che rappresenta e significa. L’unico movimento è rappresentato dal braccio teso di una “piccola italiana” che saluta romanamente. Non mancano il Gonfalone Cittadino ed i labari. Tra la ben visibile Chiesa, che si contrappone nettamente alla mole del castello, ed il maniero stesso esplode prorompente una luce di gloria e di risurrezione.
Mentre per il “non finito” si dispone di un’immagine a colori, che –per quanto cattiva- permette di intuire l’idea cromatica pensata dall’autore, per l’altro dipinto si dispone, purtroppo, solo di una fotografia in bianco e nero.
Ed ancora sovrabbondano le domande! I personaggi raffigurati sono di fantasia o molto più probabilmente il Trivisonno ha ritratto alcuni protagonisti? Si è di fronte a due opere distinte o l’una è lo studio preparatorio dell’altra? Chi erano i committenti e soprattutto dove sono finiti i due quadri?
Non è da escludere che l’episodio abbia particolarmente affascinato l’artista tanto da indurlo ad affrontarlo ancora modificando, però, ambientazione e prospettiva. Questa curiosità potrà essere appagata solo da testimonianze dei lettori.
Tutti i molisani potrebbero partecipare direttamente ad una ricerca collettiva, che permetterebbe di integrare la biografia ufficiale del pittore campobassano.
Unendo ricordi, aneddoti e piccole storie familiari si raccoglierebbero interessanti elementi per approfondire lo studio e la conoscenza di questo maestro del XX secolo, al quale la sua Terra non ha ancora tributato la giusta considerazione.
Nello specifico si procederebbe ad un prezioso lavoro per raccogliere informazioni legate sia alle due “Ascensioni” e sia agli avvenimenti di quel 16 maggio 1937, in cui “ogni salma era illuminata da torce a vento, sollevate in alto dai reduci della grande guerra, quasi faci di gloria che illuminano l’ultimo viaggio degli eroi per le vie della città natia, fino al Sacrario”.

Amedeo Trivisonno, un quadro incompiuto sulla traslazione dei caduti nel Sacrario del Castello Monforte di Campobasso.


di Paolo Giordano

Nel 1937 si concluse il progetto di recupero funzionale di colle Sant’Antonio. Nello stesso anno il Castello, oramai restaurato fu adibito a Sacrario Militare e vi furono inumate le salme dei combattenti morti nella 15-18. I giornali dell’epoca riportarono la dettagliata cronaca delle solenni manifestazioni e dell’evento esiste una ricca documentazione fotografica.
Alcuni anni orsono, casualmente durante un trasloco, si verificò un’affascinante scoperta.
Sul retro di un quadro, un olio su tavola del castello Monforte, fu rinvenuto un “incompiuto” raffigurante la traslazione dei feretri nel Sacrario. La firma dell’autore rese ancor più entusiasmante il ritrovamento: Amedeo Trivisonno.
Si trattatava, probabilmente, di uno studio o di un dipinto che, a causa delle successive vicende storiche, non rispondeva più alle esigenze della committenza. Forse lo stesso autore perse interesse per il tema e pensò bene di riutilizzare la tavola.
Ma chi era il committente? Un’istituzione o un privato? Perché non ne reclamò la consegna? Un ripensamento ideologico o, addirittura, il suo decesso prima che l’opera fosse finita?
Un’infinità di quesiti a cui, probabilmente, sarà impossibile dare risposta.
Il primo aspetto interessantissimo è che si tratta della “fotografia” di un fatto di cronaca, una rarità nella produzione del Maestro.
La scena merita di essere brevemente analizzata. Nella parte alta a sinistra domina il Castello e sulla destra si intravede la Chiesa dei Monti. Il corteo funebre costituito da soldati, curvi sotto la responsabilità di portare in spalla le casse degli “eroi”, si inerpica verso il Viale della Rimembranza. Sulla destra, in primo piano, un gruppo di personaggi probabilmente familiari, autorità o semplici cittadini accorsi per l’occasione. Si distinguono una donna velata in nero, una madre con bimbo, un militare ed altre figura abbozzate alcune delle quali salutano romanamente. Sulle loro teste svettano immobili il Gonfalone di Città ed alcuni labari. Anche la natura, vento compreso, sembra presenziare in mistico rispetto alla processione
Di questo quadro, purtroppo, esistono solo delle pessime fotografie. Esso fu trafugato ed il suo eventuale recupero è affidato alle indagini delle autorità competenti.


Ritrovarlo significherebbe arricchire ulteriormente il corpus dei lavori di Amedeo Trivisonno.
E’ oramai, quindi, improcrastinabile il momento di censire e catalogare quanto più possibile della sua produzione artistica. La cittadinanza confida nella realizzazione di una pinacoteca in cui si raccolga tutto ciò che è di pubblica proprietà. La struttura dovrebbe, inoltre, avvalersi dei supporti necessari (in primis quelli multimediali) per godere anche di quei capolavori che, per ovvi motivi, non sono trasportabili in un museo.

lunedì 11 luglio 2011

Suor Luisa Vecchiarelli: Superiora del Carmelo di Vinçà. Centinaia di campobassani ricorderanno la loro educatrice nel Convitto Speranza di Campobasso

Suor Luisa Vecchiarelli.

Un attento conoscitore delle vicende campobassane mi ha raccontato epistolarmente che alla fine del 2010 è tornata alla Casa del Padre Suor Luisa Vecchiarelli.
La Religiosa fu importantissima figura di riferimento per gli scolari durante gli anni trenta e quaranta del millenovecento.
La condivisione è stata estremamente gradita.
Ritengo inoltre sia opportuno “farmi da parte” lasciando spazio a chi visse quegli anni in prima persona.


“Alla fine del 2010 se ne è andata, all’età di cento anni, una religiosa che molto ha dato alla nostra città, e che la generazione nata negli anni trenta e quaranta, anche tra chi è divenuto non credente, ricorda con affetto.
Parlo di Suor Luisa Vecchiarelli divenuta Superiora del Carmelo di Vinçà, nei Pirenei - (66320 P.O.) France. Era un’allieva della Montessori e fu inviata, forse a titolo sperimentale, in una scuola materna tenuta da religiosi del centro Italia. Era l’Asilo d’infanzia “G:Speranza” ubicato a Campobasso in Viale Elena .
Tutti ricordano Suor Luisa come la “fatina”, per il garbo e la capacità di persuasione che aveva con gli Implumi, anche più ribelli, e che, a quei tempi, conoscevano solo l’insegnamento impositivo. Molto spesso, sapendo che avevo la foto ricordo di fine anno (1935), me ne è stata chiesta copia.
Chissà se tra i tanti allora piccoli allievi ve ne sarà qualcuno che vorrà ricordarla.
Sperando di aver fornito un utile spunto allego copia dalla citata foto di fine anno."

Campobasso
Asilo Speranza anno 1935


Per chi è figlio di quella generazione di "implumi" è un dovere fungere da cassa di risonanza, senza tentare di inerpicarsi per sentieri che non gli competono. Mi rendo conto che internet sia un "terreno" ben lontano dalla forma mentis di quegli ex-alunni,  ma spero comunque di ricevere un “segnale” da tutti coloro che possono arricchire e salvaguardare questa memoria collettiva… soprattutto come atto di affetto e gratitudine verso “Soeur Marie Louise”.

Suor Luisa (la prima a sinistra)  in una fotografia del 1999.


Di seguito, grazie alla gentile segnalazione di chi fu alunno in quegli anni, posso riportare un elenco quasi completo dei bimbi della foto. Serve per i ricordi di  coloro che c'erano e per la conoscenza dei posteri.
Una lodevole impresa sarebbe quella di conclude l'elenco restituendo alla Storia tutti.. tutti... tutti... i presenti immortalati!

Nella seconda fila dal basso da "Velardi" a "Putrella"
mancano due nomi e, quindi,
l'esatta identificazione dei bimbi.
Magari qualche "testimone oculare" volesse aiutarci!!!!!

Peppino Piccolo: artista ed accademico insignito a Roma. I suoi affreschi nella G.I.L. di Campobasso.


di Paolo Giordano

Nel 1973 con la motivazione “Benemerenza per la Scuola, la Cultura e l’Arte” Peppino Piccolo (1903-1983) veniva insignito di una medaglia d’oro, principalmente per essersi impegnato a diffondere con competenza lo studio della Scenografia nell’Accademia delle Belle Arti di Roma. Ma l’onorificenza ricevuta durante il ministero Malfatti era il naturale riconoscimento della lunga carriera di artista, professore ed accademico.
Eppure a Campobasso, nel 1975 (solo tre anni dopo) a seguito di tarda ed incomprensibile forma di “epurazione”, una mano iconoclasta coprì i suoi affreschi con un ignobile strato di vernice.
Le opere dell’artista di Pozzallo (Ragusa) erano nella casa della Gioventù Italiana del Littorio. Paradossalmente proprio per tutelarli la G.I.L. fu salvata dalla totale distruzione, poiché nel  1992 le ruspe furono fermate per la necessita di salvare quei dipinti.
I 4 grandi affreschi rappresentano:
1) un legionario con alle spalle la Penisola e le sue colonie africane.
2) L’Italia con le sembianze di una dea armata di spada che si staglia sulla pianta della città di Campobasso.


3) I vari livelli della gioventù littoria –dal balilla al miliziano– con un arco di trionfo per fondale e la lupa romana in primo piano.
4) un tributo alla potenza fisica del popolo italiano nelle figure di un pugile, due lottatori ed un trapezista in volo.

Nell’essenzialità con cui l’autore interpretò la fisicità dei personaggi si volle sicuramente cogliere la ruralità del territorio molisano.
La vedova Rosetta Sacco Piccolo diede alle stampe nel 1999 il testo “la mia vita con Peppino Piccolo” e nel vicino Abruzzo nel 1987 –solo 5 anni prima che il Palazzo della G.I.L. venisse raso al suolo– il cinquecentesco castello de L’Aquila ospitò una mostra antologica di Peppino Piccolo, promossa dal soprintendente arch. Renzo Mancini.
Il completamento dei lavori di recupero dello stabile di via Milano dovrebbero restituire alla città i 4 capolavori di arte littoria. Essi rappresentano un’importante parentesi nella produzione del Piccolo, la cui peculiarità fu quella “del pittore da cavalletto”, che prediligeva la definizione dell’immagine attraverso la luce. La sua propensione era verso i paesaggi urbani inondati di sole, le vedute, i soggetti di figura e le nature morte. Per cui, considerando che la maggior parte dei suoi dipinti murali sono andati distrutti con la guerra, questi di Campobasso sono una preziosa rarità di cui il capoluogo regionale è –forse inconsapevole– depositario.



 
 Le immagini degli affreschi sono tratte dal  libro
"Campobasso e la sua G.I.L. - uno stile - una storia - un'epoca"
a cura di Nicoletta Pietravalle

giovedì 7 luglio 2011

Campobasso come Los Angeles: il murales del terminal, opera del marchigiano BLU, è già diventato un "affare nazionale"


La questione del Murales del terminal di Campobasso sta divenendo un affare nazionale.
O meglio internazionale considerato che l'autore di fama mondiale, il marchigiano BLU, è già incorso nella "censura" in quel di Los Angeles.
http://daily.wired.it/news/cultura/caso-murales-blu.html#content
Comunque, dopo aver approvato il progetto, probabilmente senza visionarlo, il Comune ha preso le distanze da un’opera che offenderebbe i nostri militari.
Nel ribadire il pensiero che il dipinto andrebbe interpretato in una chiave più ampia… in esso sarebbe, in effetti, ravvisabile una certa “maldisposizione” verso le divise.
Principilamente, però, c'è l'indiscutibile e ferma denuncia della guerra e del militarismo.
Premesso che queste forma d’arte non mi entusiasma e non rientra nei miei gusti…… mi pongo alcune domande:
Perché chi doveva controllare non l’ha fatto? Cercando poi, come sempre accade, di chiudere la stalla dopo che i buoi erano scappati? Un'opera di quelle dimensioni non si realizza in un solo giorno.......
Al di là delle passioni personali non si sarà effettivamente dinanzi ad un'interessante testimonianza d'arte lasciata su un anonimo e squallido muro di cemento? A Campobasso, poi, dove passano -senza colpo ferire- alcune discutibili realizzazioni?
In conclusione è veramente questa la “visione” più offensiva in una città da cui il senso estetico è stato oramai bandito da decenni!
Su facebook c’è già chi ne ha proposto una variazione visibile da chi è iscritto a FB:

A Campobasso sono il murales di Blu ed una fontana "turrita" ad accogliere i visitatori in città

Mentre la Fontana Turrita da il benvenuto agli automobilisti provenienti “dalla strada di accesso che porta da Termoli e da Foggia” (come evidenziato anche dal Sindaco nel suo discorso filmato dell'inaugurazione della fontana) è ben altra l’opera che accoglie i viaggiatori che sbarcano al Terminal dei pullman di Campobasso.
Si tratta di un murales di Blu il cui significato non lascia alcun dubbio interpretativo. Il messaggio è altamente provocatorio e deve essere letto nel modo più ampio.. al di là del discorso puramente “militare”.
Non ci si deve quindi fermare solo a questo aspetto riduttivo, ma leggere la denuncia più vasta verso una generazione che rischia di vivere senza cervello… schiava di regole non sempre valide ed accettabili.
Si vuole, però, sperare che non ci sia alcuno stretto riferimento ai cittadini del capoluogo. Se invece così non fosse l’immagine offerta sarebbe tutt’altro che lodevole ed incoraggiante per chi ammara nell’ex città giardino.


Il murales delle polemiche che descrive il percorso "evolutivo" da giovane con capelli e sigaretta a militare in assetto di guerra.

giovedì 9 giugno 2011

TRE DITA AMPUTATE IL CARDARELLI FINISCE SOTTO ACCUSA (da "la Voce del Molise")

Ho ricevuto da un'amica questa segnalazione.
Ritengo sia giusto condividerla on line, quindi la mail così come mi è giunta:

"Io purtroppo conosco i protagonisti della storia e ho vissuto, anche se indirettamente, le varie fasi di questa brutta avventura.
Martedì dopo Pasqua ho trovato la moglie dell'infortunato ad aspettarmi con la terribile notizia di un brutto incidente, mentre le speranze e le illusioni erano ancora alle stelle.
Loro hanno intrapreso una battaglia legale, per avere giustizia per sé, ma anche perché questi accadimenti non debbano ripetersi.
Non si può accettare che la propria vita venga mutilata, non per imperizia, non per incapacità professionale, ma per semplice ignoranza."
Di seguito un articolo pubblicato su "La Voce" del 3 giugno scorso.

martedì 31 maggio 2011

fotonozia a Campobasso: ATTENZIONE LA CULTURA PUO' ESSERE CONTAGIOSA E QUESTO ESERCIZIO POTREBBE PROVOCARNE. L'ironico cartello esposto dal proprietario di "Scripta manent"

QUESTE SONO SODDISFAZIONI!!!

vitalianodangerio.blog.ilsole24ore.com


Il Quotidiano del 10/03/2011

di Paolo Giordano

Nel gennaio 2010, dopo le festività natalizie, diverse saracinesche di negozi, calate il 31 dicembre, non riaprirono più a causa di cessazione dell’attività. Tra la totale indifferenza di molti campobassani si annoverò nel numero dei “caduti” anche l’elegante e qualificata libreria “Libri & Dintorni” in via Cannavina.
Per qualche tempo sulla vetrina, tristemente chiusa, restò affisso un discreto messaggio di commiato: “Robert Louis Stevenson ha osservato che la destinazione di un viaggio importa meno del viaggio stesso, e che il viaggiatore autentico è quello senza meta. Quasi sempre questa è stata la mia intenzione durante i miei giri nelle librerie. E anche nei casi in cui la mia escursione si prefiggeva una meta ben definita, quella di trovare tale o tal altro libro, la varietà offerta alla mia bramosia mi distraeva implacabilmente da quel proposito iniziale”. (Alberto Manguel, Elogio del libraio)

 
Scompariva così dopo diversi anni di ferventi attività, incontri, conferenze ed altri entusiasmanti appuntamenti culturali questo importantissimo polo aggregativo.
Poiché è bene che il popolo sia ignorante subito, in totale applicazione del principio “panem et circenses”, quel locale fu riconvertito in bar.
Ma l’Operatore Culturale è come l’araba fenice che risorge dalle sue stesse ceneri! Infatti, quasi come un virtuale passaggio di consegne, negli stessi giorni si inaugurò in piazza Pepe “Scripta manent”, il pregevole chiosco per la vendita di libri. Una nuova generazione di sognatori ereditava la lotta contro l’imbarbarimento ed il processo di deculturazione.
L’ironia è una preziosa e raffinata alleata in ogni battaglia, per cui ad un anno dagli eventi narrati sulla vetrina dell’elegante struttura, antistante al Banco di Napoli, è apparso un cartello che recita: “attenzione questa attività può provocare cultura”.
Il messaggio è profondo ed inequivocabilmente chiaro: “ridendo castigat mores”.

Racconti di guerra in Molise: LA PAROLA AI LETTORI

Nel numero de "il Quotidiano del Molise" del 03 novembre 2010, Vittoria Todisco annunziava la pubblicazione di una serie di racconti legati ai molisani in guerra o alla guerra in Molise. Sono racconti interessanti e suggestivi. Testimonianze preziose di vicende passate raccontate dai protagonisti.
E' doveroso riprenderli iniziando proprio con la pubblicazione dell'articolo introduttivo.

Racconti di guerra, la parola ai lettori

di Vittoria Todisco

Inizia da domani la pubblicazione su “Il Quotidiano” di una serie di ‘racconti di guerra’ scritti per la maggior parte dai nostri lettori che hanno accolto questo invito formulato attraverso un ‘passaparola’. La partecipazione naturalmente è ancora aperta a chiunque avesse voglia di farci pervenire un proprio contributo con l’obbligo di attenersi, nella narrazione, a luoghi e persone riconoscibili nell’ambito regionale. I racconti hanno dunque come scenario il Molise e protagonisti siamo noi, la gente comune, che sull’argomento ha ancora cose inedite da raccontare. I lettori possono partecipare attingendo alle memorie personali o ai racconti riferiti al periodo della guerra così come che nelle famiglie vengono raccontati. La traccia proposta è sul genere: “La storia siamo noi” e l’iniziativa non intende affatto esaltare il sistema della guerra, quanto ricordare come i molisani hanno vissuto quell’evento, ricco non solo di storie di tradimento ma anche di episodi di solidarietà e fratellanza.
E’ sembrato doveroso con l’approssimarsi del 150° Anniversario dell’Unità d’Italia che “Il Quotidiano” rallentasse il passo che ogni giorno è costretto a tenere stando dietro al susseguirsi dei tanti avvenimenti che interessano i nostri lettori e che nel bene e nel male, sono parte della nostra vita. Consideriamo l’iniziativa quasi come una pausa, una piccola parentesi nello svolgimento della quotidianità, utile per volgere uno sguardo indietro e attraverso la cronaca di piccole storie comprendere meglio lo svolgimento della grande Storia quella che i testi scolastici hanno fin’ora quasi del tutto ignorato. L’intento è anche quello di restituire un posto nella memoria collettiva ai tanti avvenimenti ignorati o che rischiano di svanire e, rendere omaggio a coloro che non ci sono più, ai quali molto dobbiamo. Per cui fin da ora ringraziamo tutti coloro che vorranno aderire all’iniziativa


lunedì 30 maggio 2011

Michele Paparella libraio: nel dicembre 2009 chiudeva a Campobasso Libri&dintorni.


Quando chiuse i battenti la libreria di Michele scrissi questo pensiero che inviai ai giornali. Lo pubblicò "Il Ponte" che però nella conclusione tagliò un passaggio. Il mio atto di speranza divenne un pianto funebre....

Nel fuggi fuggi generale, tipico della sera di San Silvestro, tra i primi scoppi di petardi e gli ultimi scambi di auguri per strada, prima che ci si rechi nei luoghi in cui si aspetterà festeggiando la mezzanotte, calano tutte le saracinesche delle attività commerciali.
La città sarà in ferie per circa 24 ore.
Poi i vari negozi riapriranno, gradualmente a secondo del settore merceologico e, solo dopo svariati giorni, ci si renderà conto di quali e quante di quelle serrande non si alzeranno più.
E’ come quando si effettua la conta delle vittime dopo un qualsivoglia cataclisma legato all’uomo o alla natura.
Solo nella brevissima via Cannavina (già via Borgo), nell’indifferenza generale, ben due attività hanno chiuso i battenti ed una delle due è la libreria “Libri & Dintorni”.
Sinceramente si è assaliti da un senso di sconforto nel dover ancora esternare solo pensieri che siano delle laconiche orazioni funebri o delle commoventi rievocazioni, sarebbe bello poter, per una volta, gioire dinanzi ad un evento positivo, ma ci sono circostanze (come questa) in cui non ci si può esimere dal parlare.
Per qualche tempo sulla vetrina, tristemente chiusa, è stato affisso un foglio che poi per scelta, per caso, o peggio per mano di qualche povero sciocco, è stato strappato via:

Robert Louis Stevenson ha osservato che la destinazione di un viaggio importa meno del viaggio stesso, e che il viaggiatore autentico è quello senza meta. Quasi sempre questa è stata la mia intenzione durante i miei giri nelle librerie. E anche nei casi in cui la mia escursione si prefiggeva  una meta ben definita, quella di trovare tale o tal altro libro, la varietà offerta alla mia bramosia mi distraeva implacabilmente da quel proposito iniziale”.
Alberto Manguel, Elogio del libraio


un segnalibro "omaggio"
de La Libreria
Sarebbe sufficiente fermarsi a riflettere attentamente su queste frasi per vanificare ogni altra valutazione.
Ma, anche se probabilmente Michele mi zittirebbe, una breve riflessione desidero ugualmente farla quale atto di gratitudine per l’amicizia di cui mi onora e quale pubblico ringraziamento per il suo operato professionale lungo almeno 6 lustri.
Di Michele Paparella si può dire tanto e tanto potrebbero raccontare amici e nemici, sostenitori e detrattori, ma nessuno può negare la sua professionalità, la sua disponibilità, la sua sensibilità personale e lavorativa.
Il suo buon gusto e la sua conoscenza nella scelta dei libri, delle case editrici e delle edizioni dalla più economica a quella più raffinata, ne hanno fatto un indiscusso esperto del settore.
Profondo conoscitore della natura umana, è sempre stato ottimo amico, consulente e consigliere nell’acquisto e nella lettura dei testi.
Sistematicamente attento e disponibile ai giovani ed alle loro necessità, nonché speranzoso di offrire una “casa” a  tutti coloro che desideravano intraprendere la via della scrittura.
Nello stesso tempo inflessibile ed impietoso “castigatore” –anche solo con un sorriso- dei supponenti e degli intellettuali autoreferenziali.
Sempre pronto e solerte ad assecondare le esigenze del cliente.
La sua storia professionale, inevitabilmente costellata anche di insuccessi ed errori, è stata, comunque, un crescendo alimentato da ogni tipo di vissuto, non secondario quello extra lavorativo.
Tante sono state le iniziative intraprese durante “la sua missione” in favore di un modo diverso di vivere la lettura ed i libri.
La sua battaglia si è svolta in tre scenari:

I primi due in via Vittorio Veneto, con La Libreria e poi con la nascita della Nuova Libreria mentre l’ultimo, dopo un breve periodo sabbatico, in quel gioiellino che è stato Libri & Dintorni.
Delle intuizioni da lui avute in tanti anni di “carriera” mi piace ricordarne solo due:
Una è la tessera del “circolo” de La Libreria.
La tessera socio su cu si annotava ad ogni acquisto uno sconto pari al 10% (se memoria non m’inganna) del valore della spesa sostenuta, da poter poi utilizzare per ulteriori acquisti.
Qual è la particolarità?
Che questa idea, preludio ad un vero e proprio Circolo Culturale, era nata nella provinciale e sonnacchiosa Campobasso della fine degli anni settanta del secolo scorso, in un panorama economico e culturale ben lontano dall’attuale: un’idea oltremodo innovativa per i tempi e per il luogo.

locandina con programma dell'evento
"Menti Curiose"
L’altra è l’effervescente ciclo di conferenze “Menti Curiose”, tenutosi dal 23 maggio al 22 giugno 2006, con l’intervento di personaggi geniali, colti e coinvolgenti appartenenti ai più disparati settori della società.
 Prima che l’oblio inghiotta tutto, chi vuole può curiosare sul blog  http://libriedintorni.splinder.com/ e lì troverà  qualche testimonianza.
 Altro ancora è stato realizzato negli spazi fisicamente ridotti, ma spiritualmente senza confini, di via Cannavina come ad esempio i laboratori per bambini.
Parliamo, comunque, di oltre trent’anni di fervente attività, per cui non è umanamente possibile condensare in un paio di esempi una vita intera.

Libri & Dintorni sembrava potesse essere una delle pietre miliari per un Centro Storico cittadino diverso.
Per qualche anno abbiamo creduto che si stesse per iniziare un nuovo corso, che le nuove generazioni avrebbero potuto godere di un punto di incontro di qualità.
Ma non solo nella libreria, bensì in tutto il contesto circostante: un vero Centro Antico che fosse Storico e Culturale.
Nello specifico l’attività di Michele Paparella era bella, gradevole ed ospitale con testi raffinati, ricercati e di qualità.
Un punto di incontro tra menti curiose……….

Libri & Dintorni si ferma qui e la sua chiusura se ci riempie di amarezza, ci convince che la scelta di avere un luogo libero, una vetrina, delle serate particolari con il pubblico è stata piena di dignità e di passione.
Ringraziamo i nostri lettori che hanno condiviso le nostre particolarità, i libri introvabili, le menti curiose che si sono incontrate e scambiati interessi, curiosità, e che la nostra libreria ha ricambiato con nuovi e vecchi libri che ormai nelle grandi sale con pile di novità, sono messi al bando.
Ringraziamo anche i non-lettori, perché ci hanno fatto comprendere che oggi si preferisce il titolo in grassetto al contenuto, in questo modo nel nostro Paese tante piccole librerie salutano con dignità.
Siamo coscienti che ci fermiamo troppo presto in questo viaggio ma siamo contenti di averlo navigato.

Anche questo poteva leggere il passante sull’oltremodo dignitoso avviso di chiusura, esposto nei giorni a ridosso della fine del 2009.

E mentre in tanti esternano promesse e proclami sulla qualità della vita in città e sull’oramai imminente (se non addirittura già avvenuta) riqualificazione del Borgo Antico, resta solo e sempre la saracinesca serrata.
Nella mia mente rimbomba, invece, una frase del 5 maggio del Manzoni:

Cadde risorse e giacque!

Mi scuso se profano una delle poesie basilari della Letteratura Italiana, ma mi piacerebbe pensarla così:

Cadde risorse e………
giacque?


Paolo Giordano

CAMPOBASSO