Pensieri

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venerdì 15 luglio 2011

Amedeo Trivisonno, un quadro incompiuto sulla traslazione dei caduti nel Sacrario del Castello Monforte di Campobasso.


di Paolo Giordano

Nel 1937 si concluse il progetto di recupero funzionale di colle Sant’Antonio. Nello stesso anno il Castello, oramai restaurato fu adibito a Sacrario Militare e vi furono inumate le salme dei combattenti morti nella 15-18. I giornali dell’epoca riportarono la dettagliata cronaca delle solenni manifestazioni e dell’evento esiste una ricca documentazione fotografica.
Alcuni anni orsono, casualmente durante un trasloco, si verificò un’affascinante scoperta.
Sul retro di un quadro, un olio su tavola del castello Monforte, fu rinvenuto un “incompiuto” raffigurante la traslazione dei feretri nel Sacrario. La firma dell’autore rese ancor più entusiasmante il ritrovamento: Amedeo Trivisonno.
Si trattatava, probabilmente, di uno studio o di un dipinto che, a causa delle successive vicende storiche, non rispondeva più alle esigenze della committenza. Forse lo stesso autore perse interesse per il tema e pensò bene di riutilizzare la tavola.
Ma chi era il committente? Un’istituzione o un privato? Perché non ne reclamò la consegna? Un ripensamento ideologico o, addirittura, il suo decesso prima che l’opera fosse finita?
Un’infinità di quesiti a cui, probabilmente, sarà impossibile dare risposta.
Il primo aspetto interessantissimo è che si tratta della “fotografia” di un fatto di cronaca, una rarità nella produzione del Maestro.
La scena merita di essere brevemente analizzata. Nella parte alta a sinistra domina il Castello e sulla destra si intravede la Chiesa dei Monti. Il corteo funebre costituito da soldati, curvi sotto la responsabilità di portare in spalla le casse degli “eroi”, si inerpica verso il Viale della Rimembranza. Sulla destra, in primo piano, un gruppo di personaggi probabilmente familiari, autorità o semplici cittadini accorsi per l’occasione. Si distinguono una donna velata in nero, una madre con bimbo, un militare ed altre figura abbozzate alcune delle quali salutano romanamente. Sulle loro teste svettano immobili il Gonfalone di Città ed alcuni labari. Anche la natura, vento compreso, sembra presenziare in mistico rispetto alla processione
Di questo quadro, purtroppo, esistono solo delle pessime fotografie. Esso fu trafugato ed il suo eventuale recupero è affidato alle indagini delle autorità competenti.


Ritrovarlo significherebbe arricchire ulteriormente il corpus dei lavori di Amedeo Trivisonno.
E’ oramai, quindi, improcrastinabile il momento di censire e catalogare quanto più possibile della sua produzione artistica. La cittadinanza confida nella realizzazione di una pinacoteca in cui si raccolga tutto ciò che è di pubblica proprietà. La struttura dovrebbe, inoltre, avvalersi dei supporti necessari (in primis quelli multimediali) per godere anche di quei capolavori che, per ovvi motivi, non sono trasportabili in un museo.

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