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lunedì 13 ottobre 2014

GIOVANNI GENTILE ED IL MOLISE, il professore filosofo ed il suo legame con l'amata Campobasso

Il Quotidiano del Molise
del 16 giugno 2014


di Paolo Giordano

foto Archivio
Alberindo Grimani
Il 15 aprile 1944 venne ucciso in Firenze, con numerosi colpi di pistola, Giovanni Gentile! A 70 anni esatti da quella morte, purtroppo, sono mancati eventi opportunamente coordinati (svariate invece le iniziative spontanee di Amministrazioni ed Associazioni) per ricordare l’assassinio di una delle maggiori personalità italiane del 1900! E’ indubbio, al di là delle sue scelte politiche (comunque da studiare ed analizzare), che egli fu protagonista nel panorama culturale nazionale. 
Risulta limitativo, quindi, volerne conoscerne l’operato solo attraverso gli ultimi episodi della sua vita, consumatisi in anni bui e confusi: si sospettò addirittura che fosse stato vittima di un vendetta del fascista Reparto Servizi Speciali, di cui aveva condannato e denunciato i metodi violenti. Finanche il Partito d’Azione fiorentino, nell’aprile del 1944, riconobbe che “non era una spia né un delatore” avendo sempre tentato di aiutare individualmente quanti più antifascisti possibile, di qualsiasi partito essi fossero.”
Tra i rei di omissione siamo da annoverare anche noi campobassani, che non avremmo dovuto perdere l’occasione per rievocare l’illustre pensatore, profondamente legato alla Città Capoluogo. 
Erminia Nudi
(foto Archivio Grimani)
Qui il futuro Ministro della Pubblica Istruzione (1922-1924), padre di quella riforma che ha rappresentato, di fatto, la solida ossatura della nostra Scuola, insegnò agli inizi della sua carriera (dal 30/10/1898) filosofia al Regio Liceo Mario Pagano. “Campobasso è degna che ci si venga almeno una volta in vita”, si legge nella sua corrispondenza, “composta da una parte nuova, in via di formazione, e da una parte vecchia che giace sulla costa di un monte, fin quasi alla cima… (da cui si gode) di uno dei panorami più magnifici e più belli su cui possa girare l’occhio umano”. 
Giovanni Gentile
(foto A. Grimani)
Nei pressi del Castello, su un sedile in pietra, definito “il mio amico” (Vigliardi - “Trentanni sotto il Monforte), sedette tranquillo il “professore filosofo” per ore a godere di quel paesaggio, che poté ammirare anche dalla casa in cui abitò in via Corso Nuovo 8, l’attuale Corso Emanuele, affittuario di una stanza della famiglia Nudi. Grazie ad una finestra, con vista sull’ampia e stupenda vallata, “mi pare che mi si allarghino i polmoni e il cuore e la mente mi si rischiarino”. A fornirci dettagliate e documentate informazioni sul Gentile campobassano è lo studioso (esperto d’arte, poeta e scrittore) Alberindo Grimani, profondo conoscitore del Filosofo ed autore di scritti, purtroppo ancora inediti, sulla sua vita. Fonte preziosissima è la sua Conferenza “Gentile ed il Molise” tenutasi nell’oramai lontano 21 novembre 1992 presso la “Biblioteca Nazionale di Roma. Contrariamente a quel che si suppone (o si vuol far credere) la permanenza del pedagogista a Campobasso fu tutt’altro che un esilio, anzi egli visse un periodo fecondo sia per il suo spirito che per le sue relazioni umane. Il corpo docenti del Liceo era di elevata qualità e la ricca biblioteca dell’Istituto, circa 4000 volumi con la possibilità di consultare i maggiori giornali del tempo, immancabilmente a totale disposizione dei professori fino a tarda notte. L’indissolubilità del legame con Campobasso, “non accetterei il trasloco ad altra città, fosse pur migliore”, la si deve principalmente ad Erminia Nudi, figlia del suo padrone di casa, “giovine de’ più gentili costumi, colta, intelligente dotata da natura di un cuore impareggiabile”. 
Erminia Nudi
(foto Archivio Grimani)
Non poteva pertanto esservi altro epilogo, per quegli anni di feconda e produttiva attività intellettuale, se non le nozze con Erminia, “mia buona Musa incitatrice dei miei diletti studi, ispiratrice delle più alte idealità”, celebrate nella chiesa di Santa Maria della Libera il 9 maggio 1901. Dopo il trasferimento della nuova famiglia a Napoli Gentile tornò a Campobasso solo nel 1924, quale Ministro… chi sa se accompagnato dall’adorata consorte? 
Ella seguì comunque sempre il marito nella buona e nella cattiva sorte, fiera della grandezza del suo uomo a cui non fu mai di ostacolo. Donna forte e sensibile totalmente dedita alla cura ed all’educazione dei sei figli, ai quali trasmise l’amore per Campobasso ed il Molise. 
Nei tragici concitati giorni dell’aprile ‘44 si adoperò perché non vi fossero rappresaglie per l’uccisione del coniuge, riuscendo a convincere le autorità perché esaudissero tale suo desiderio. Ben sapeva, infatti, che la Morte non avrebbe annientato né il Filosofo e né il Maestro, capace di parlare di Patria ad una nazione divisa ed in guerra.

A 70 anni da quei mortali colpi di pistola appaiono, quindi, più che mai attuali le parole pronunciate dal Grimani nella Conferenza del ‘92: “Campobasso ed il Molise, che tanto amore hanno avuto da questo suo figlio d’adozione, qualcosa pur dovranno dare a Giovanni Gentile; fosse anche una semplice lapide nella casa che egli abitò in Corso Nuovo 8... Erminia Gentile ne sarebbe contenta!”

CAMPOBASSO 1924
Il Ministro Gentile percorre il Viale della Rimembranza
(foto Archivio Alberindo Grimani)

Il professor Giovanni Gentile
 "torna" al Mario Pagano
in veste di Ministro dell'Istruzione
(Archivio Grimani)

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