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martedì 28 agosto 2012

Stemma dei Monforte di Campobasso, "rivelazioni" dal passato. La croce con le quattro rose potrebbe essere strettamente collegata alla famiglia "Gambatesa"

Il Quotidiano del Molise
del 22 aprile 2012



di Paolo Giordano

La Storia si scrive documenti alla mano, eppure in attesa (e nella speranza) che qualcosa di nuovo venga scoperto, è quanto mai opportuno esternare dei pensieri che potrebbero attribuirci la paternità di alcune deduzioni… se non rivelazioni.
Stemma da
"dissertazione"
La famiglia Monforte, che vantava origini francesi, aveva come stemma “un leone di azzurro in campo d’argento sostenente uno scudetto di oro caricato di cinque code d’ermellino”. Se ne trovano svariate testimonianze. Quella a noi più vicina è una cartolina del Trombetta, ma possiamo citare lo stemma del vescovo di Tropea (1786-1798) Giovanni Vincenzo Monforte, nonché l’effigie nel libro “Dissertazione istorico-critica della famiglia Monforte” (1778). In  Molise, e solo qui, la nobile casata si fregiava di uno stemma ben diverso: “una croce accantonata da quattro rose abbottonate”. Esso era (ed è) incastonato sul ponte levatoio del Castello di Campobasso e su alcune porte cittadine. Ancora è visibile in diversi punti della città e della regione tutta. La nostra (azzardata?) ipotesi è che in realtà si tratti dello stemma della famiglia Gambatesa, il cui ultimo insigne rappresentante Riccardo, non avendo discendenti maschi adottò di fatto un Monforte, Giovanni, di cui era stato nominato tutore. Questi sposò la di lui figlia Sibilia con cui generò Riccardo II (Riccardello). Il nobile cavaliere Riccardo I, le cui gloriose gesta sono purtroppo poco note ai molisani, consentì al nipote, nel suo testamento redatto in Firenze il 02/10/1326, di assumere anche il cognome Gambatesa. 
Di questa famiglia, sicuramente molto più importante del “nostro ramo” Monforte, non si conoscono le insegne e viene da pensare che proprio perché più titolata, il giovane rampollo divenuto Monforte-Gambatesa abbia fatto proprio lo stemma del nonno. Benedetto Croce parla di Monforte-Gambatesa e fu l’ambizioso Cola a “lasciar cadere” il secondo cognome, quasi a voler eliminare ciò che metteva in ombra la sua casata d’origine. A Tufara vi sono ben due emblemi della gens Monforte, mentre nella vicina “madrepatria” Gambatesa non si trova alcuna traccia. Ciò è apparentemente strano, ma abbastanza comprensibile. Potrebbe trattarsi di una vera e propria damnatio memoriae voluta anche dai di Capoa, “eredi “ dei possedimenti monfortiani dopo il tradimento di Cola e dei suoi discendenti. Però, nella chiesa di San Bartolomeo, sul fonte battesimale, v’è un’arma parlante, cioè contenente una figura che richiama direttamente il nome del paese. E’ ben visibile la data: 1523. Nicola III, ultimo conte di Campobasso, era a quel tempo già defunto come del resto il fratello Angelo IV e quella “gamba-tesa” appare un definitivo affrancarsi dalla gloriosa genìa, in vero estintasi nel 1326 con Riccardo I, ultimo dei Gambatesa.
Sono queste solo farneticazioni? Forse sì! Ma se un domani si dovesse dimostrare con prove concrete quel che oggi noi deduciamo, affidandoci all’intuito… beh, se dovesse accadere è inconfutabilmente nostra la paternità di questa tesi!

A dimostrazione "postuma" si invita l'internauta a leggere l'articolo qui linkato 

Lo stemma della famiglia Monforte
su porta Sant'Antonio Abate a Campobasso


Stemma dalla cartolina del Trombetta

stemma del Vescovo di Tropea
Giovanni Vincenzo Monforte (1786-1798)

7 commenti:

  1. E' corretta l'ipotesi di Paolo Giordano che lo stemma dei Monforte-Gambatesa sulle porte di Campobasso sia proprio lo stemma dei Gambatesa.
    Mi sollecitava l'ipotesi di Giordano indagando su uno stemma del tutto simile presente in una cappella trecentesca nella cattedrale di Barletta; stemma ignorato dalla bibliografia locale e mai riconosciuto finora.
    Ora ne ho avuto certezza avendo ritrovato lo stemma Gambatesa ("Gammatesa") riprodotto con due varianti di smalto per la croce nel settecentesco "Stemmario del Regno di Napoli" recentemente (2014) pubblicato dalla Edizioni Orsini De Marzo, così blasonabile: "Di rosso alla croce d'oro (alias "di argento") accantonata da quattro rose d'argento, bottonate d'oro".
    Se questo interrogativo è stato risolto, rimane per me un altro quesito: cosa avevano a che fare i Gambatesa o i Monforte-Gambatesa con Barletta, tanto da avere una grande cappella costruita nei primi decenni del '300 nel coro della cattedrale con lo stemma riprodotto in più esemplari lapidei? forse avevano qualche carica reale in città o nel suo importante porto?
    Carlo dell'Aquila (carlo.dellaquila@alice.it)

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    1. Gentilissimo Carlo dell'Aquila,
      la ringrazio per il commento che è stato gradito stimolo nel farmi, finalmente, pubblicare altri due articoli relativi allo stemma Gambatesa.
      Li ho inseriti nel Blog e sarei ben lieto qualora volesse commentarli.
      L'aver scoperto, su sua indicazione, la presenza di uno stemma Gambatesa in quel di Barletta è fonte stimolante per nuove ricerche.
      Mi associo, quindi, al suo quesito: cosa avevano a che fare i Gambatesa o i Monforte-Gambatesa con Barletta, tanto da avere una grande cappella costruita nei primi decenni del '300 nel coro della cattedrale con lo stemma riprodotto in più esemplari lapidei?.

      Paolo

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  2. Chiedo un chiarimento per favore, tutti parlano della cartolina del trombetta parlando di uno stemma D'argento al leone d'azzurro etc etc.......... però guardando il disegno si vede chiaramente il fondo puntinato, quindi sembrerebbe "D'oro al leone d'argento sostenente uno stemma d'azzurro alle tre code d'ermellino..........
    ringrazzio chi mi darà chiarimenti

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    1. Il ritardo nel raccogliere l'interessante invito non è stato causato da scortesia, ma da opportune ricerche.
      Per una risposta che non fosse approssimativa, ma altamente qualificata ho chiesto l'aiuto di un esperto del settore.
      Mi è venuto in soccorso l'amico Fabio Paolucci, che ringrazio per la squisita disponibilità:

      "Se il quesito riguarda soltanto lo stemma raffigurato dal Trombetta, l'osservatore fa notare giustamente che il fondo puntinato indica l'oro, e non l'argento, che altrimenti sarebbe rappresentato semplicemente con il colore bianco. L'immagine è in bassa risoluzione per osservare se si tratta di puntini, come sembra, oppure di piccole crocette indicativamente a forma di segno più (+), che rappresenterebbero invece un altro metallo araldico, ovvero l'acciaio.
      Dubito però fortemente di questa seconda ipotesi.
      L'araldica crea spesso molta confusione, soprattutto per l'uso e lo studio errato e "non controllato" che se n'è fatto nel corso dei secoli, sia dalle famiglie nobili e notabili che dagli studiosi."

      Incuriosito dall'ipotesi delle "crocette" ho cercato un'immagine più particolareggiata, ma non ne ho trovate di migliori.
      Personalmente sarei portato a supporre che il Trombetta abbia ripreso lo stemma dal libro "I Cappuccini in Molise" dello Ziccardi.
      In tale testo, oltre allo stemma dei Montfort, vi è quello dei de Molisio (d’oro alla sbarra d’azzurro), e quest'ultimo è infatti "puntinato", come è giusto che sia essendo "d'oro".
      Va inoltre evidenziato che in alcuni casi lo stemma dei Monforte è "di rosso al leone d'argento".
      Insomma, come osservato da Fabio Paolucci "l'osservatore fa notare giustamente che il fondo puntinato indica l'oro, e non l'argento".
      Appare purtroppo evidente che, nei secoli, per una errato approccio al mondo dell'araldica, ci si è progressivamente relazionati, con tale scienza, in maniera distorta, superficiale e snobistica.
      Forse vedendola come un retaggio di antiche diseguaglianze sociali e non come un affascinate racconto del passato, da cui apprendere ed imparare.
      Malgrado tutto, come in questo caso, gli stemmi continuano a parlarci.. l'importante è saperli ascoltare.

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  4. Grazie per la risposta.
    incuriosito ho cercato anch'io vari e differenti stemmi che per un verso o per l'altro risalgono ad un Monforte o Montfort e si trova sia il leone d'oro che il leone d'argento ma quasi sempre su fondo rosso, mentre lo scudetto a volte è rappresentato ermellinato ed a volte con tre gigli.
    Inoltre se il fondo fosse D'oro bisognerebbe stabilire il colore del leone (o leopardo vista la posizione ambigua) dato che non può essere d'argento, non era uso mettere smalto su smalto.

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    1. Innanzitutto mi scuso per il ritardo con cui rispondo.... che non esiterei a definire vergognoso.
      Le osservazioni sono molto interessanti e stimolanti: invogliano a tuffarsi sempre più nella ricerca.
      A dispetto di chi tratta l'araldica con superficialità e snobismo, ritenendola uno sterile retaggio del passato.
      Attendo con ansia nuove ulteriori condivisioni.
      Grazie

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